Sono le otto di sera quando Claudia mi risponde al telefono, sta preparando il pranzo per domani ed è molto felice di sentirmi. Ci siamo conosciute due anni fa, entrambe stagiste ad Hong Kong, abbiamo subito stretto amicizia e mantenuto un ottimo rapporto anche se le nostre strade si sono divise: io sono tornata a in Italia e lei ha proseguito la sua vita lì.

Mi racconta subito quanto le cose siano cambiate rispetto a quando eravamo colleghe. Le proteste sempre più violente e poi l’arrivo del virus hanno modificato totalmente la città rispetto a come la ricordo io: colorata, verticale, ricca e piena di opportunità. Al momento la situazione è precariamente stabile; lo scorso fine settimana c’è stato un altro focolaio di contagi e la timida ripresa è stata nuovamente bloccata. In ogni caso Claudia ci tiene a sottolineare quanto il contenimento sia stato immediato e piuttosto efficiente. Le persone, a differenza di ciò che è accaduto in Europa, sono state pronte ad affrontare l’epidemia perché già reduci dall’esperienza della SARS; sin dai primi contagi infatti, ci sono state due settimane di chiusura – spontanea – di negozi ed aziende per cercare di limitare i contatti. Ancora oggi chi abita nelle zone più periferiche, lavora da casa per evitare di prendere i mezzi pubblici. Gli uffici pubblici, i negozi, i ristoranti e le aziende fanno misurare la febbre e disinfettare le mani all’entrata, quasi tutti sono muniti di mascherine, e spesso, mi dice, coloro che trasgrediscono alle regole sono proprio gli expat. 

Per quanto riguarda le politiche governative, ad oggi l’aeroporto di Hong Kong, probabilmente l’hub di maggior peso del sud-est asiatico, è completamente blindato: nessuno può entrare in città, eccezion fatta per i residenti di nazionalità straniera che, in ogni caso, hanno l’obbligo di stare in quarantena nelle loro abitazioni e vengono monitorati con braccialetti dotati di gps. I contagi recenti, dunque, sono direttamente riconducibili all’errore di non estendere subito il divieto di entrata a tutti i paesi esteri, e probabilmente alcuni cittadini europei sono stati l’ultimo veicolo di trasmissione del virus. A seguito di questi avvenimenti, Central, una delle zone più frequentate, è stata chiusa ed è vietato uscire in gruppi da cinque.

Dal punto di vista economico, il governo si è mosso a sostegno delle attività elargendo sovvenzioni e tagliando le tasse specialmente alle aziende più a rischio, ad esempio ristorazione e retail. Nonostante le misure adottate, purtroppo la ripresa economica è ancora lontana perché Hong Kong è una naturale congiuntura tra Oriente ed Occidente in ambito culturale, storico, sociale ed economico. I disordini pubblici hanno indebolito le risorse e poi il virus ha schiacciato il business, rallentato dalla caduta della Cina ed ora dalla mancata ripresa di paesi europei come l’Italia. Per queste ragioni, la città sta vivendo in un limbo che si riflette irrimediabilmente sulle vite dei suoi cittadini. 

Sotto il profilo sociale, Claudia sostiene che il Coronavirus sia una sorta di parentesi per una città, straziata dalle proteste che, per quanto forti, sono state strozzate da quest’epidemia: si è infatti passati da strade gremite e fumogeni, al completo isolamento. Paradossalmente chi come Claudia vive lì, ha subito uno shock minore per l’avvento del virus, che è stato quasi un sollievo momentaneo, dato che il clima di controllo ed attenzione è gradualmente scemato, ed ora si ha meno paura di uscire rispetto a prima. Chiedendole se, una volta contenuto il tutto, ci sia la possibilità che i disordini riprendano, lei si dice quasi sicura; in realtà, ci sono state due proteste, seppur lievi, anche all’inizio del Covid-19, in un momento di transizione tra questi due giganti.

Dato che le richieste ed i vecchi rancori dei cittadini di Hong Kong sono molto forti e segnati dalla storia, è poco probabile che tutto possa tornare alla normalità di prima, prima delle proteste e prima dell’epidemia. Il giorno dopo della città, la sua ripresa economica e la sua stabilità politico-sociale, dipendono totalmente dall’oggi ed il modo in cui Carrie Lam, la Governatrice, gestirà la situazione gioca un ruolo fondamentale nella definizione del futuro prossimo di questa regione a statuto speciale.

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