Alla mattina presto c’è uno/a che si alza in casa e non prepara il caffé. Afferra invece il telecomando tv. E aspetta. La famiglia si sveglia a rate e raggiunge il salotto dove fanno al parente mattiniero una sola domanda, la solita da un mese: quanti? Chiedono cioè a quanti morti da coronavirus siamo arrivati. C’è chi si accontenta della risposta e chi invece insiste: “….e..?”. Il resiliente mattiniero comincia allora a snocciolare il totale contagiati, il totale guariti, il totale intubati, il totale asintomatici e, se un parente insiste masochisticamente, anche gli analoghi parziali di Lombardia, Veneto, Lazio etc. E’ l’Italia che dà i numeri, costretta in casa, che si annoia a morte, che non sa cosa fare, che litiga più spesso e che probabilmente divorzierà a Pasqua – se ci faranno uscire di casa!

Il pesce puzza dalla testa, dice un antico detto. E l’Italia che dà i numeri è figlia (o genitrice) di una classe politica poi non tanto diversa dai suoi stretti parenti. C’è un padre zuzzurellone che per bruciare tutti annuncia i decreti prima ancora che siano stati approvati (a proposito di numeri, qualcuno ricorda a che DPCM sul coronavirus siamo arrivati, 4 o 5 o 6? E a quale versione di autodichiarazione 2.0 da scaricare dal sito Ministero dell’interno: la 2, 3, 4, o 5?) 

Discendendo per li rami passiamo alla Protezione Civile, dove sembra che da fare ci sia ben poco perché, a parte Borrelli che è il padrone di casa, c’è una pletora di professori che integrano (o interpretano) le analisi del giorno: siamo a tot morti in meno, tot guariti in più, la curva scende la curva sale, no no tende allo 0 – ma allo zero deché? 

Se questi numeri vi sembrano pochi, aspettate i TG della sera (e qui a vederli c’è la nostra famiglia tipo nella sua interezza). Perché al TG, non paghi dei numeri nostri, ci danno anche i numeri degli altri, in una sorta di classifica demenzial-internazionale tra chi ha più morti e meno morti, tra chi ha più contagiati e meno contagiati! E trascinano in un dibattito serotino quelli che stanno guardando la marea di grafici colorati che stordisce. Tanto che in famiglia si interroga chi ci sta accanto come se fossimo tutti degli Odifreddi: scusa, ma se Trump ha duecentomila contagiati e 3000 morti, com’è che noi con 65 mila infettati di morti ne abbiamo 18 mila? E la Germania allora con 67 mila morti che non ha nemmeno 400 decessi?! Scusa, fa un po’ la proporzione tra noi e loro, papà… Già, la proporzione. E chi se lo ricorda come si fa? Ma dai, il prodotto dei medi è uguale al prodotto degli estremi! Sì ma quali sono i medi e quali gli estremi?! Ultimo elemento numerico contraddittorio, l’aggiornamento del dato dei decessi: sono molti di più, altro che in calo – rincuora l’Italia il sindaco di Berghem (Bergamo). Grazie, aricontiamo tutto!  E allora cambiamo ancora le cifre dei bilanci di questa maledetta pandemia. Ma solo dei morti o anche dei contagiati? Borrelli e Gallera ci facciano sapere, please. 

C’è una morale in tutto questo? Sì, ed è un altro proverbio: “un bel silenzio non fu mai detto”. Perché un eccesso di informazioni tra le quali è impossibile distinguere il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato, la Lombardia dall’Italia o il Lazio dalla Sicilia, gli Usa dalla Cina o dalla Corea porta inevitabilmente tutti a…dare i numeri! 

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