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Reskilling. Chi come me da poco tempo ha fatto ingresso nel mondo del lavoro se lo è sentito ripetere tante e tante volte: la capacità di acquisire nuove competenze per adattarsi ad un mondo del lavoro in continua evoluzione. In parole povere, l’arte di reinventarsi. Se fino a poco prima della pandemia questa capacità era fondamentale per cercare e tenersi stretto un lavoro, oggi è necessaria alle aziende per rispondere a nuove domande di mercato. 

Gli italiani sono molto spesso i primi critici di loro stessi e per alcuni versi – non possiamo negarlo – le critiche ce le meritiamo tutte. C’è un’Italia, però, che credo sia giusto raccontare. Troppo spesso sentiamo dire che siamo un popolo anziano, per niente dedito al cambiamento, attaccato alla tradizione anche per quanto riguarda il lavoro. Basti pensare alla digitalizzazione che, in alcuni settori, fatica a farsi strada e a scardinare pratiche che nel 2020 risultano obsolete e invalidanti per lo sviluppo. 

È doveroso fare una premessa. La capacità di reinventarsi non è una questione semplice. Pensiamo alla categoria over 60 che rappresenta una grossa fetta di imprenditorialità italiana e che si ritrova a dover rivoluzionare il proprio modo di lavorare, nella maggior parte dei casi, tramite strumenti nuovi e poco conosciuti. In questo caso, è compito delle istituzioni dare agli imprenditori, tramite formazione continua e acquisizione di nuove competenze, la chiave per poter rivoluzionare il proprio lavoro e restare al passo con i tempi.

C’è un’altra parte d’Italia però – soprattutto la più giovane – che, allo stesso tempo, in questi mesi di lockdown ha dato dimostrazione di sapersi reinventare e di saper cogliere le occasioni trasformando l’emergenza in opportunità. Sicuramente l’esempio più lampante sono le aziende che, cambiando radicalmente la loro produzione, hanno iniziato a produrre dispositivi di protezione. Anche le grandi case di moda come Gucci, Prada e Dolce&Gabbana e i piccoli negozi si sono reinventati inserendo nella loro produzione le mascherine, trasformandole in un must have di stagione.

Altre aziende hanno integrato i propri servizi adattandoli al nuovo mondo in cui da un giorno all’altro ci siamo ritrovati a vivere. Pensiamo ad esempio ai servizi per la mobilità, in cui rientrano i tassisti, tra le categorie più colpite dall’emergenza. We Taxi, una piattaforma digitale per il servizio taxi, ha lanciato il servizio delivery per la spesa, con la possibilità di pagare e prenotare direttamente dall’app. O ai bar: organizzati con il cocktail delivery, con un messaggio su whatsapp, è possibile ordinare l’happy hour post lavoro che arriverà direttamente a casa. Anche per il settore eventi, l’emergenza è una situazione con cui misurarsi. Alcune aziende hanno rivisto completamente il loro modo di lavorare, realizzando kit da consegnare a casa e dare la possibilità ai clienti di ricreare l’ambiente perfetto per un giorno speciale.

Mentre i settori beauty, estetica e parrucchieri (in riapertura il 18 maggio) – che implicano il contatto stretto con il cliente – dovranno riprendere adottando le dovute precauzioni e sicurezze. Per garantire il distanziamento sociale, alcuni servizi dovranno necessariamente essere rimodulati, se non addirittura sospesi. Ma il digitale può essere una forza anche per questi settori. Una prova è Cristina Fogazzi, in arte Estetista Cinica, imprenditrice di Brescia che durante l’emergenza Covid ha fatturato 13 milioni di euro (5 nel solo mese di marzo, il doppio dell’anno scorso), come ha raccontato in un’intervista sul Fatto Quotidiano. Oltre a puntare buona parte del suo business online (nata e consolidatasi su Instagram, ha anche il suo e-commerce e una newsletter amata dalle “fagiane” d’Italia), Cristina Fogazzi ha pensato alle videoconsulenze per le clienti. Una scelta imprenditoriale che le ha permesso di non ricorrere alla cassa integrazione per le sue dipendenti e di riempire l’agenda delle prenotazioni per tutto il mese di maggio.

Esempi di best practice in un’Italia che riesce a rimettersi in piedi, che guarda al futuro, si innova e si reinventa.

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