trevignano romano

In queste settimane convulse, caratterizzate da continui decreti, annunciati a qualsiasi ora del giorno e della notte, torna alla ribalta il tema delle competenze e delle gerarchie normative, tra Stato, regioni e comuni. Le regioni, e soprattutto i comuni, hanno dovuto barcamenarsi nella giungla normativa dei vari decreti da “Io resto casa” al “Cura italia”.

Diventa così fondamentale, tornare a pensare al tanto discusso titolo V della costituzione in cui vengono designate le autonomie locali e assegnate le competenze a regioni e amministrazioni comunali; all’articolo 114 si specifica che “I comuni, le province, le città metropolitane e le regioni sono enti autonomi con i propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla costituzione”. Ma come si relazione l’amministrazione di un comune di fronte ad un decreto che lascia interpretazione o vuoti normativi in una determinata materia? Abbiamo cercato di capirlo con Claudia Maciucchi, sindaco di Trevignano Romano in provincia di Roma, che, come altri sindaci di tutta Italia, deve interfacciarsi tutti i giorni con i decreti che arrivano dall’alto e le casistiche particolari di un territorio.

Quante ordinanze comunali sono state emanate dall’inizio dell’emergenza ad oggi?

Sei ordinanze. Con le prime tre abbiamo voluto eseguire una attività di prevenzione anticipando il contenuto dei decreti governativi. La prima, infatti, la n. 5, del 10 marzo 2020, aveva ad oggetto la chiusura del cimitero, del parco giochi ed il divieto del mercato settimanale e dei mercatini domenicali. La n.6, del 12 marzo, disponeva la chiusura al pubblico dell’isola ecologica, mentre La n.7 in data 20 marzo, è stata emessa in quanto era stato segnalato dalle forze dell’ordine il diffondersi di numerosi comportamenti non in linea con le misure emanate dal Governo, che consentivano ai cittadini di uscire dall’abitazione solo per ragioni di lavoro, di salute e di estrema necessità.  A fronte di tali comportamenti, ho ritenuto necessario adottare un provvedimento sindacale chiarificatore dei DPCM e, contestualmente, che limitasse gli spostamenti dei cittadini.  

L’ordinanza sindacale, infatti, emessa il 20 marzo, prevedeva il divieto di praticare attività sportive e motorie all’aria aperta, su strade, viali, aree verdi aperte al pubblico, sull’arenile e sulla pista ciclabile, queste venivano consentite esclusivamente a coloro che ne avevano bisogno per oggettivi e certificati motivi medico-sanitari. L’ordinanza, inoltre, rammentava il divieto di ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, oltre che l’obbligo di mantenimento dei contatti sociali ad una distanza interpersonale di almeno un metro e nelle immediate vicinanze delle proprie abitazioni. Per quanto concerne i proprietari di cani, nell’ordinanza era previsto che potessero accompagnare i propri animali più volte al giorno nel raggio di 300 metri dalla propria abitazione, per l’espletamento delle necessità fisiologiche.

Tuttavia, qualche ora dopo l’emissione dell’ordinanza sindacale, è stato emanato dal Governo un provvedimento che aveva sostanzialmente le stesse indicazioni e, quindi, vi è stata una sovrapposizione dei due provvedimenti, con l’ovvio risultato che quello gerarchicamente superiore è quello che è stato applicato. Con le successive tre ordinanze sindacali, le nn. 8 e 9, entrambe in data 2 aprile 2020 e la n.10 in data 11 aprile 2020, abbiamo prorogato la vigenza delle norme e le date indicate dai vari DPCM. 

Tra tutti i decreti Governativi quali sono stati i più ostici a livello interpretativo? 

Credo debba essere chiaro, prima di ogni altra cosa, che il decreto è un atto normativo di carattere momentaneo, che ha forza di legge e viene adottato dal Governo in casi straordinari di necessità. Nel nostro caso, è stato adottato per la totalità dei cittadini per esigere un’omogeneità di comportamento in tutte le Regioni, a seguito della grave situazione generale di emergenza sanitaria che ha imposto e giustificato l’emanazione immediata di provvedimenti molto restrittivi ma, comunque, coerenti e necessari nel momento storico che stiamo vivendo.

Non credo, tuttavia, che ci siano stati problemi di interpretazione dei vari DPCM e, comunque, quando l’urgenza e l’emergenza riguardano vite umane, a mio avviso, non devono sussistere in alcun modo. In questi casi, ogni cittadino ha il dovere morale e giuridico di accettare ed eseguire il contenuto della norma, appellandosi al proprio buon senso ed al superiore interesse del bene della collettività. Insomma, in questi casi dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa per il bene dell’Italia e lo dovevamo fare in quel momento e ancora oggi. Bisogna anche comprendere che quando si emanano limitazioni di quella portata, legittimate anche dal contenuto di una norma della Costituzione, vuol dire che c’è un pericolo effettivo, attuale, immediato e gravissimo per la salute o per la sicurezza pubblica, quindi, ci deve essere solo senso di responsabilità e rispetto per le norme da parte di tutti. Poi passata l’emergenza si potrà discutere più tranquillamente su tutto. 

È certo che il provvedimento sugli stop agli spostamenti, scuole chiuse, blocco di ogni manifestazione sportiva, dove tutta l’Italia veniva fermata e diveniva zona protetta e le misure previste dal DPCM diventavano valide sull’intero territorio nazionale è stato il provvedimento di maggiore durezza. Ci ha scosso fortemente e posto di fronte ad una realtà vera, drammatica, difficile soprattutto per alcune generazioni di persone che fino ad allora non avevano conosciuto limitazioni e restrizioni delle abitudini e della libertà personale.

Il Comune ha emanato ordinanze con regole più restrittive dei decreti governativi? 

No, nessuna norma sindacale più restrittiva. Fatta eccezione per la n.5 e la n.6 che avevano lo scopo di evitare incontri e contatti sociali, quella del 20 marzo u.s., era un’ordinanza più che altro con una funzione esplicativa degli antecedenti decreti che, comunque, a seguito della quasi contestuale emissione da parte del Governo di un nuovo DPCM, ha visto una sostanziale sovrapposizione dei contenuti normativi con quelli presenti in quest’ultimo. 

Quali sono le difficoltà di un Comune nell’attuare i decreti governativi? Un esempio?

Negli Enti pubblici e, soprattutto, in quelli più piccoli le difficoltà sono amplificate. Si pensi solo alle enormi difficoltà di reperire fondi straordinari per far fronte alla sanificazione delle strade, per l’acquisto di mascherine protettive, per organizzare le basilari attività di sostegno quotidiane in favore delle parti più deboli della popolazione. Siamo riusciti, comunque, a programmare e ad attuare in poche ore tutta una serie di attività per scongiurare i pericoli e, allo stesso tempo, per sopperire alle loro esigenze di vita. Per esempio, attraverso il servizio di telesupporto, siamo riusciti a garantire e a far ricevere direttamente a casa agli anziani, ai disabili e alle persone sole, la consegna della spesa, dei farmaci e a consentire loro il disbrigo di pratiche amministrative urgenti presso enti pubblici, uffici postali e strutture sanitarie. Tale servizio si protrarrà sino a tutta la durata dell’emergenza.

Trascorriamo in Comune con gli altri Amministratori tutto il giorno. Nel corso del tempo si devono affrontare e risolvere quotidianamente tante situazioni difficili che impongono riflessioni accurate, decisioni ponderate e soluzioni immediate per evitare, contenere e, soprattutto, far pesare il meno possibile alla cittadinanza, i limiti e le forti preoccupazioni create dalla situazione di emergenza. 

Come vi siete interfacciati con le ordinanze regionali e la prefettura?

In questi giorni di grande tensione ed attenzione per la salute pubblica è indispensabile che ci sia un coordinamento per la gestione dell’emergenza, in cui siano pienamente coinvolte la Regione, la Prefettura ed il Comune. Senza un semplice scambio di informazioni, di notizie, di confronto, di supporto e senza organizzazione tutto risulta difficile e forse anche impossibile da attuare. 

Devo dire che fino ad oggi, il collegamento e l’aspetto sinergico tra le istituzioni sta funzionando. Ogni Ente ha svolto quotidianamente le attività di propria competenza con grande impegno. Per forza di cose, i contatti tra il Comune e gli organi ad esso sovraordinati ed anche la ASL RM4, sono stati frequentissimi: soprattutto telefonici, per coordinare e attuare attività e possibilmente misure preventive, nel modo più rapido possibile, a tutela della popolazione e per evitare che si possano verificare violazioni nocive delle disposizioni normative dettate dal Governo. 

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