il giorno dopo

Il Coronavirus ha scardinato molte certezze, ma non quella che il mondo che conosciamo è sempre più connesso. Al contrario, il fatto che da tempo sia possibile visitare, con diversi livelli di sicurezza, ogni parte della Terra, non era stato finora realmente percepito come parte di una storia del tutto e irreversibilmente comune, come il fatto che siamo tutti legati a doppio filo dallo stesso destino. C’è voluto un virus per farci ricordare quanto la società in cui viviamo sia globalizzata, non solo per i mezzi di comunicazione e di trasporto che la caratterizzano, ma soprattutto perché ci muoviamo su uno scacchiere in cui ogni pedina può influenzare l’altra

L’epidemia è iniziata a Wuhan, una città nel sud-est della Cina, e si è propagata in maniera inarrestabile in Europa, poi in Africa ed in America. Ogni parte del globo ne ha risentito e sta rispondendo allo stesso modo: cambiando le proprie abitudini

Lavorare da casa, restare a casa, uscire solo se necessario, limitare i contatti con il prossimo: questi sono i capisaldi che ci vengono ripetuti su base giornaliera attraverso ogni canale. La società appare così meno umana, meno reale e sempre più virtuale.  Di conseguenza, ora la casa non è solamente il centro dell’esistenza, ma è l’unico luogo in cui essa si svolge. Ad un tratto ci siamo trovati soli. Chi è più fortunato ha una famiglia, chi era solo rimane ancora più solo. 

La solitudine è la vera gabbia mortale del Coronavirus: chi si ammala non può avere familiari accanto, chi muore, muore solo. In Italia uno dei punti di riferimento della società cristiana, il funerale, è stato bandito ed ora morire è un fardello ancora più pesante per il defunto e per i suoi cari. La società è stata scossa, non è possibile tornare indietro, né trasgredire a queste nuove regole. La vita sfugge di mano e gli spazi diminuiscono, ci sono distese di bare nei luoghi più disparati, come nel Palazzo di Ghiaccio a Madrid.

Probabilmente questo cambiamento nello stile di vita non sarà esente da ripercussioni nel futuro prossimo. Richard Bentall, professore di Psicologia Clinica all’Università di Sheffield, ritiene che potrebbero aumentare sentimenti come ansia, paranoia, confusione e scarsa fiducia verso il prossimo. Tornare alla quotidianità tutto d’un tratto non sarà semplice, dato che questo strappo lacerante con le abitudini preesistenti ne ha costruite di nuove, ha rinchiuso le persone fisicamente ed ha dato loro solo strumenti tecnologici per affacciarsi al mondo, ma, d’altro lato, ha anche fornito più tempo per sé stessi. Infatti, la mente è la protagonista di quest’esperienza: mente e corpo si trovano perfettamente allineati, bloccati nel tempo e nello spazio, attori ed interpreti principali delle proprie emozioni. La società diventa un io immane completamente rapito dai propri sentimenti.

Non solo la paura di perdersi, di perdere i propri cari, ma anche avere la possibilità di ascoltarsi, conoscersi e riconoscersi. Probabilmente per coloro che non saranno affetti da crisi di ansia inizieranno a una serie di domande, che in altri casi sarebbero rimaste latenti, circa la propria vita, le proprie scelte. Forse tante persone, una volta terminato il periodo di quarantena vorranno sperimentare, vivere appieno esperienze, magari cambiare lavoro, viaggiare. 

Dunque, i singoli probabilmente cambieranno e con loro lo farà la società a livello mondiale. Potrebbero generarsi nuove richieste ed esigenze, in Italia ad esempio potrebbe nascere la necessità di regolamentare e tutelare maggiormente alcune categorie lavorative, oppure di aumentare i fondi per il settore sanitario e di vedere riconosciuto, in qualche modo, il diritto allo smartworking. La fine del Covid-19, indotta o naturale, lascerà dei segni, alimenterà movimenti dal basso e nuovi assetti nella geopolitica internazionale, il principale dei quali si manifesta già, visto che proprio la Cina, inizialmente sfiancata dall’epidemia, è il paese che comincia a aiutare e salvare gli altri, tramite aiuti nel cordone sanitario denominato “Via della Seta Sanitaria”. Un evidentissimo strumento di soft power, che contribuirà a cambiare equilibri globali, ma genererà anche riflessi psicologici per ora insondabili, in ognuno di noi.

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