notai coronavirus

Quando si pensa ai pubblici ufficiali, spesso si dimentica il ruolo del notaio: una figura antica, radicata nella società e nel diritto italiano, fondamentale per una serie di attività. Questa professionalità ha il compito di accertare ed interpretare la volontà dei cittadini in maniera indipendente ed imparziale; le sue attività si dispiegano essenzialmente in tre ambiti: le successioni, la circolazione di beni immobili ed il diritto societario. Una figura necessaria in situazioni di normalità e indispensabile in casi eccezionali, dalla funzione sociale di grande importanza, insomma, poiché garantisce la certezza e la legalità di atti giuridici.

In un momento di totale instabilità come quello dell’emergenza Covid-19, il notaio è una delle poche figure professionali che deve continuare ad esercitare e garantire la propria presenza. Il DPCM del 21 marzo ha previsto pertanto l’apertura degli studi notarili, nel rispetto delle restrizioni odierne, per casi di estrema necessità, previo appuntamento e senza accompagnatori accessori, con la possibilità per i dipendenti di optare per il lavoro in modalità smartworking. Secondo Cesare Felice Giuliani, notaio e presidente del Consiglio nazionale del notariato, questa è “un’importante assunzione di responsabilità e una significativa rassicurazione per la cittadinanza preoccupata in un momento di grave incertezza.” E non è un caso, infatti, che proprio durante quest’emergenza sanitaria si sia registrato un aumento delle richieste di fare testamento o di consulenza notarile per mutui, prestiti o altre incombenze in essere. Così, il carattere fisso di una professione a metà tra pubblico e privato, tra funzionario dello stato e libero professionista, si unisce all’innovazione, attraverso l’utilizzo di mezzi tecnologici per sopperire alle mancanze e rispondere alle necessità del momento.

Il Decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 disciplina per le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, e le società cooperative e le mutue assicuratrici l’esercizio (fino al 31 luglio 2020) di assemblee ordinarie o straordinarie attraverso mezzi di telecomunicazione con possibilità di voto elettronico o per corrispondenza e intervento in assemblea. Una modifica della normativa che, se venisse mantenuta anche oltre la data di emergenza, risponderebbe alla domanda di innovazione in un settore specifico come è quello del diritto societario in cui si assiste alla necessità di agevolare le modalità di partecipazione delle assemblee societarie senza intaccarne l’efficacia. 

Il diritto societario ha avviato già da qualche anno un’importante evoluzione sui metodi di partecipazione alle assemblee associative per rendere più agevole la partecipazione dei soggetti coinvolti. Il Covid-19 ha accelerato il processo innovativo, recependo l’orientamento del Consiglio Notarile di Milano che nel 2003 apriva all’uso di mezzi di telecomunicazione per gli interventi in assemblea, compreso il “voto per corrispondenza o via elettronica”. Come è il caso dell’art. 2370 del codice civile sulle S.p.A: è prevista l’adozione di mezzi di telecomunicazione per le Società (anche Srl) coinvolte nel Cura Italia e che rappresentano probabilmente la maggioranza di tipo sociale presente sul nostro territorio nazionale. Oltre alla clausola statutaria sulla partecipazione in assemblea in maniera “virtuale” (dietro svolgimento ordinato dei lavori e identificazione del soggetto non presente) e alla possibilità di verbalizzazione successiva allo svolgimento dell’assemblea (firmata dal notaio). Di recente (marzo 2020), il Consiglio ha, inoltre, previsto la possibilità di intervento, per via telematica, anche per il presidente, fermo restando la presenza del notaio o del segretario verbalizzante “nel luogo indicato nell’avviso di convocazione”. Novità che permette, quindi, al notaio di trovarsi in un luogo diverso rispetto a quello del presidente durante i lavori assembleari, e al presidente e partecipanti di utilizzare mezzi audio-video.

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