world happiness report

Come si può essere felici durante una pandemia? Tra innumerevoli ricette per realizzare impasti da sogno e videolezioni per un workout a prova di lockdown, raggiungere la felicità è il tutorial che forse più di tutti abbiamo cercato in questi mesi di quarantena e che, con molta probabilità, continueremo a cercare in quelli che verranno.

Riscoprire le proprie radici e riprendersi il tempo sono tra i consigli che sembrerebbero andare per la maggiore tra mondo entertainment e universo social media. Tre mesi sono forse troppo pochi per affrontare un viaggio dentro se stessi – soprattutto in condizioni per alcuni psicologicamente precarie – ma la CNN consiglia ad esempio di seguire il metodo del Paese più felice al mondo: ancora una volta, per il terzo anno consecutivo, la Finlandia (secondo il World Happiness Report del 20 marzo 2020), il cui primato dipende – sembrerebbe – soprattutto dal governo. Ma perché i finlandesi sono più felici degli altri? Per capire i meccanismi della felicità finlandese è fondamentale considerarla nella combinazione di fiducia, benessere e possibilità in senso esteso.

Gli esperti del Sustainable Development Solutions Network (SDSN), che elaborano annualmente il Rapporto, suggeriscono che la felicità sia composta da sei elementi: PIL pro capite, supporto sociale, aspettative di vita sana, ampie possibilità di scelta nella vita, generosità e assenza di corruzione nel proprio Paese. Tra gli editori, John Helliwell, economista e professore all’Università della British Columbia, sottolinea l’importanza della generosità delle comunità e la fiducia nelle istituzioni, componenti che svolgono un ruolo cruciale soprattutto in momenti di necessità. Non è dunque un caso che, insieme alla Finlandia, gli altri quattro Paesi in classifica (Danimarca, Svizzera, Islanda, Norvegia) abbiano in comune la fiducia nelle istituzioni pubbliche e la connessione sociale che nelle città – per la prima volta classificate dal Rapporto – si traduce in resilienza, negli ambienti sociali, urbani o rurali che siano. “La fiducia condivisa – spiega Helliwell – riduce il peso delle difficoltà, diminuendo di conseguenza la diseguaglianza del benessere”.

Così, una spinta propulsiva al raggiungimento del benessere e della felicità delle popolazioni potrebbe venire da un miglioramento dei sistemi burocratico e delle istituzioni anche e, soprattutto, in momenti scoraggianti o di scardinamento di certezze del passato. Essere in grado di contare su un buon governo e su meccanismi istituzionali coerenti diviene allora una condizione fondamentale per superare le difficoltà. Studi su catastrofi naturali e crisi economiche hanno evidenziato come i cittadini di società aventi alti livelli di fiducia riescano a risollevarsi più velocemente e concretamente dalle emergenze: il supporto costante ricevuto si traduce in senso di appartenenza ed orgoglio condiviso tra le comunità, riuscendo in questo modo a compensare anche le perdite materiali.

Felicità, Europa e Covid-19

Per quanto riguarda i recenti risvolti in ambito di benessere sociale, il 9 aprile l’Eurofound – l’agenzia dell’Unione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – ha lanciato la survey online Living, working e COVID-19 con l’obiettivo di rilevare i cambiamenti più immediati (e il loro impatto) e le risposte fornite dai Paesi. I primi risultati della ricerca, che terminerà a settembre 2020, danno ai primi posti i Paesi scandinavi – in particolare, la Danimarca in testa registra un livello di felicità e soddisfazione di 7.4 punti su 10 (mentre la media europea è di 6.3) – mentre la Francia inaspettatamente raggiunge un punteggio di 5.9. Dalla ricerca emerge anche una perdita di aspettative per il futuro, mancanza di soddisfazione personale e felicità in senso lato, soprattutto tra i giovani – in particolare disoccupati – con un punteggio di 4.7 su 10. Un dato interessante è quello relativo alla solitudine, che dalla survey emerge come uno status sempre più significativo per la salute mentale delle persone: anche qui, sono i giovani (un quinto) a subire fortemente, più delle altre fette di popolazione europea, le restrizioni dovute alla pandemia. I livelli complessivi di solitudine sono attualmente più alti in Francia (23%) e più bassi in Finlandia (9%). La fiducia nei confronti dei governi nazionali è stata colpita duramente dalla pandemia (4.3), mentre nei Paesi del nord si mantiene piuttosto alta, ad un punteggio di 7. Inoltre, in generale la percezione di una mancanza di coordinamento delle istituzioni europee diminuisce ancora di più il senso di sicurezza e benessere delle popolazioni.

Nel frattempo, anche in questo momento di emergenza Covid-19, la Finlandia e la sua capitale Helsinki (la città più felice al mondo) hanno confermato il loro primato e stanno dando il buon esempio. Le solide strutture istituzionali, politiche e governative, insieme al supporto sociale, si traducono in una continua fiducia da parte dei cittadini e per queste ragioni i livelli di felicità e well-being si sono mantenuti stabili. Tra i punti di riferimento più importanti, la fitta rete di assistenza sociale e sanitaria, unite al supporto di Comuni e chiese locali. A conferma che la felicità e il benessere vadano realmente di pari passo con la fiducia, quella stessa la mutual trust che continua a mancare in alcuni Paesi proprio per l’assenza di coesione tra comunità.

E allora, forse, la ricetta della felicità è prima di tutto un movimento che dal basso deve raccogliere fiducia e senso di collettività: costruire reti, garantendo il supporto sociale, e rendere sicuri gli ambienti, pronti a reagire e a sostenere i cittadini anche nei momenti più difficili. Senza dubbio un percorso lungo, ma che nascendo da un punto zero può trovare motivazione e una forte spinta ad agire. Un po’ come in una sorta di principio di Archimede. Ma della felicità.

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