Il settore del trasporto marittimo è stato il primo ad essere globalizzato secoli fa. Ha assicurato il trasporto delle persone e delle merci attorno al mondo e continua ad essere vitale per l’economia e per la nostra penisola. Negli ultimi cinquant’anni ha attraversato diverse crisi – dalle guerre in Medio Oriente fino alle crisi petrolifere, passando per la guerra commerciale con i cantieri giapponesi – ma nessuna di queste è paragonabile a quella provocata dalla pandemia originata dal Covid-19.

A differenza delle precedenti crisi – settoriali e verticalizzate, destinate a indebolire il settore delle nuove costruzioni specializzate in navi petroliere e i traffici associati al trasporto del petrolio – quella che stiamo vivendo oggi colpisce in maniera trasversale il 100% dei trasporti marittimi ed aeronautici, incluso le industrie, le società di servizi e il personale impiegato.

Non ci sono ostacoli fisici, non c’è la chiusura del canale di Suez, o la riduzione di ordini di nuove costruzioni. La caratteristica di questa crisi è che colpisce l’elemento più importante: l’uomo, senza il quale niente si muove, fondamentale per generare lavoro e ricchezza, erogare stipendi o comprare beni ed attrezzature. Bloccato nel peggiore modo possibile, l’uomo è obbligato all’immobilismo della quarantena e a distanze interpersonali. E a indossare equipaggiamenti di sicurezza che gli impediscono di svolgere le attività nei tempi, modi e costi consueti senza tuttavia garantire che tutto finirà nel migliore dei modi, ma anzi alimentando la sua incertezza.

Non solo i settori alberghiero, ristorazione ed intrattenimento, ma il crollo della domanda ha messo in crisi anche quello crocieristico: dall’indotto più critico, è basato su personale e catene di fornitura e servizi specializzati, impossibili da impiegare diversamente dallo scopo per i quali sono stati creati. E i numeri di questo settore sono giganteschi. Nel 2019 si sono aggiunte alla flotta esistente 19 nuove navi da crociera, i passeggeri sono stati 26.7 milioni, i posti di lavoro 1.108.676 (con paghe per 45.6 miliardi di dollari), per un giro di affari totale di oltre 134 miliardi di dollari (fonte CLIA). Un’importante parte di questo denaro ha raggiunto le aziende che operano nel settore servizi, con migliaia di addetti, contribuendo alla ricchezza delle nazioni in cui operano.

La cantieristica italiana è con orgoglio il maggior costruttore mondiale di navi da crociera e molte delle società che servono il settore cruise per controlli, riparazioni e rinnovamenti necessari a garantire il buon funzionamento e la sicurezza dei passeggeri, dell’equipaggio e delle merci, sono italiane e tutte assicurano la produzione di ricchezza in valuta pregiata. Quella di Multiproject, ad esempio, è una storia che accomuna quella di altre decine di società operanti nel settore. Ordini per i quali sono già stati impegnati acquisti di materiali e manodopera per la produzione, ora sospesi dal cliente a tempo indefinito, con l’impossibilità, per chissà quanto tempo, di riceverne il giusto corrispettivo.

Ci sono altre aziende che subiscono ritardi, riprogrammazioni, riduzioni al minimo o annullamenti, ritrovandosi a contrarre il già magro portafoglio ordini e di fatto compromettendo il regolare flusso di cassa e la regolarizzazione di impegni già presi. Le attività commerciali per ricercare possibilità di lavoro sono ridotte al lumicino, quasi azzerate e l’home working non è facilmente applicabile al settore (è necessario inviare tecnici per le pre-ispezioni), ma viaggiare è impossibile. E anche se il cliente risiedesse nello stesso territorio, chi si assumerebbe la responsabilità, con le attuali incertezze, di diventare potenziale veicolo della propagazione dell’epidemia? Quante garanzie di non essere portatori del Covid-19 o di non ritornare infetti? Nessuna.

Quali sono le prospettive?

La miglior soluzione, se fosse dietro l’angolo, sarebbe la larga disponibilità di un vaccino che combatta efficacemente il Covid-19: riaprirebbe immediatamente il mondo, niente mascherine, guanti e distanze sociali, tutto come prima. Ma se la vaccinazione non raggiunge almeno il 70 – 80% della popolazione mondiale il settore marittimo non è al sicuro.  Il quando sarà sempre troppo tardi, sia se disponibile in autunno, che alla fine dell’anno, o peggio all’inizio del 2021.  

Nel frattempo che fare? Aprire e fare crescere aziende ed esercizi richiede idee, capitali, organizzazione e personale. Chiudere significa disperdere la ricchezza impiegata a creare l’attività, quella che non tornerà più e quella già prodotta si esaurirà rapidamente perché non più alimentata. Non ce lo possiamo permettere. La necessità imprescindibile è quella di mantenere in vita aziende ed esercizi per facilitare la ripresa economica riaprendo il mercato con accortezza, accettando qualche rischio, monitorando e reagendo rapidamente nel caso la situazione possa avere reazioni inaspettate in qualche contesto.

Ma non basta per chi, come il settore marittimo e crocieristico, è proiettato sull’internazionale e dipende non solo dalle scelte interne di una singola nazione, ma dall’intero scenario del pianeta. Il ricorso alla riduzione temporanea a fondo perduto di tasse statali, provinciali e e comunali, il rapido riconoscimento ed erogazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria e la disponibilità di robuste linee di credito sono indispensabili per la sopravvivenza del tessuto industriale italiano: dimenticarlo o sviare il tema su particolarismi e piccoli interessi politici di parte non permetterà non solo la ripartenza dell’Italia, ma prosciugherà definitivamente moltissime sorgenti di ricchezza, compresi i flussi di denaro alle famiglie. E, in definitiva, questi finirebbero nelle casse dello Stato per cercare di ripianare il nostro astronomico debito. Ma non possiamo aspettare ancora.

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