salvatore margiotta

La Fase 2 è dietro l’angolo e si stanno ancora definendo le modalità per consentire a tutti di spostarsi e raggiungere la propria sede di lavoro. Intanto si conteggiano le perdite subìte dalle aziende di trasporto. Ma queste saranno in grado di traghettarci nelle prossime fasi? Ne abbiamo parlato con il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti sen. Salvatore Margiotta.

Sottosegretario come sta vivendo questo periodo emergenziale?

Come tutti, passo il tempo libero a casa. Durante la settimana sto continuando ad andare al Ministero, dove sto lavorando da solo nel mio ufficio. All’esterno ho qualcuno dello staff che lavora per me, quasi tutti in smart working, ma cerco di avere sempre una persona in sede che mi possa aiutare, rispettando le distanze di sicurezza. Sul piano personale, è una fase molto stimolante anche se faticosa perché il settore dei trasporti è stato centrale nella crisi e sarà centrale in tutte le fasi successive.

Infatti è proprio uno dei settori maggiormente colpiti, tutte le aziende del comparto mobilità segnano un calo di passeggeri molto vicino al 100%. Tuttavia come ha detto è allo stesso tempo essenziale per la ripartenza, per garantire ai lavoratori di raggiungere la sede delle proprie attività. In che modo cambierà il trasporto urbano?

Il Ministro De Micheli, a cui va riconosciuto tutto il merito, è riuscita nella fase della emergenza a colmare tutte le falle che si aprivano e, nonostante la crisi, il settore della logistica e del trasporto persone e merci ha retto. Ora stiamo entrando in una fase diversa che riguarderà come gestire il trasporto di persone e anche di merci rispetto alla domanda lavorativa. Su questo si possono fare diversi ragionamenti, che possono sembrare in un certo senso contraddittori, ma solamente perché si tratta di dare risposta a diverse esigenze tutte insieme.

Sul TPL non c’è dubbio che ci sarà un primo periodo nel quale le persone proveranno ad utilizzare il più possibile il mezzo privato. Questo è in contraddizione con le politiche del ministero e del Governo, in particolare del Governo della precedente legislatura, che ha provato a incentivare in tutti i modi possibili il trasporto pubblico rispetto a quello privato. Tuttavia, dobbiamo aspettarci che per un certo periodo, per tanti motivi, ci sarà un rifugiarsi nel mezzo privato. Questo avrà un impatto immediato sulla sostenibilità ambientale, non solo in riferimento alle maggiori emissioni, ma impatterà anche sulla qualità della vita di ognuno di noi, perché rivedremo traffico, intasamenti e così via. Sarà, pertanto, importante intervenire anche incentivando tutte le forme di soft mobility: la bicicletta elettrica, il monopattino elettrico – con tutte le polemiche che si è portato dietro -, lo stesso car sharing e i ciclomotori, nonché favorire gli spostamenti a piedi ove possibile.

Come infatti la questione auto privata/trasporto pubblico…

Il ricorso all’auto privata con tutto ciò che ne consegue è solo uno dei temi sul tavolo. Un altro è quello del ricorso al trasporto pubblico, che andrà incontro a un aumento progressivo della frequentazione fino a diventare indispensabile con la riapertura delle scuole tra settembre e ottobre. In un primo momento il TPL reggerà, secondo me, proprio perché abbiamo una percentuale di persone che preferirà spostarsi autonomamente, ma via via crescerà la richiesta di servizio pubblico. Per evitare che il trasporto pubblico sia rapidamente stressato e sopraffatto dalla domanda, sarà necessario intervenire parallelamente da un lato, supportando e incoraggiando lo smart working: in tutti i casi in cui sta funzionando sarà opportuno continuare ad operare da remoto, e dall’altro lato scaglionare, come dice il ministro, gli orari di lavoro. Non è obbligatorio che l’orario di lavoro sia per tutti dalle 8 alle 14. Si potranno fare turni, ad esempio dividendo tra mattina e pomeriggio i lavoratori ed evitare che si crei affollamento nelle ore di punta soprattutto nelle grandi città.

Pertanto, a mio avviso lo smart working e la previsione di orari scaglionati saranno necessari per diminuire in un primo momento la domanda di trasporto pubblico. Queste soluzioni non sono esaustive, perché in ogni caso sarà necessario affrontare il tema di come ridurre la presenza sul trasporto pubblico. Ad esempio per le metropolitane sarà centrale la questione di come garantire la distanza da mantenere all’interno dei vagoni. Ovviamente in questo caso, se si riuscirà davvero a calmierare la domanda nei modi descritti, probabilmente si potrà riuscire a mantenere la distanza tra le persone, impedendo che stiano in piedi nel corridoio. Sarà poi comunque importante prevedere altre misure per la sicurezza dei passeggeri come l’obbligo di termoscanner all’ingresso e l’obbligo di mascherina e altri dispositivi. L’applicazione di queste misure renderebbe necessario comunque un maggior numero di corse, con importanti risvolti sull’economicità del servizio perché se servono più corse c’è bisogno di più personale, di più mezzi e questo ad oggi è impossibile perché un treno per la metropolitana non si costruisce in 15 giorni. Per far fronte ai costi si dovrebbe inevitabilmente prevedere un aumento delle tariffe, cosa che non si può fare a maggior ragione in un momento come quello attuale.  

Invece, con riferimento alle altre forme di trasporto – penso ai bus a lunga percorrenza, ai treni, alle navi e agli aerei – come avverrà la ripartenza? Almeno in teoria, questi mezzi si prestano a consentire un maggiore controllo sui passeggeri, attraverso la prenotazione dei posti si può tracciare chi viaggia, e soprattutto al termine di ogni corsa potrebbero essere sanificati…

Assolutamente, ma su questi mezzi abbiamo un enorme problema di costi. Ad esempio i treni, di Trenitalia o NTV, se ragioniamo sull’alta velocità, hanno subìto un decremento nel numero di passeggeri enorme. La ripartenza sarà molto lenta perché anche in questo caso ci sarà la preferenza per il mezzo privato, almeno in una fase iniziale, ma soprattutto anche sui treni sarà necessario garantire il mantenimento delle distanze. Per questo non sarà possibile più riempire i vagoni come prima e conseguentemente si registrerà un calo di fatturato.

Questo vale anche per gli aerei…

Ancora di più per gli aerei, per le crociere… tutti e due aspetti importantissimi per l’economia italiana. Hanno un rilievo enorme sul mercato, sull’economia e sull’occupazione nazionale. Dobbiamo essere consapevoli che per qualche mese, speriamo non per qualche anno, non ci sarà molta richiesta dall’estero. Poi sono sicuro che la richiesta tornerà perché la gente vorrà nuovamente venire in Italia. Ad ogni modo, per tutto il periodo della ripartenza i costi – che già sono insostenibili per un viaggio in treno – saranno ancora più alti per i viaggi in aereo se invece di occupare, ad esempio, 100 posti si potrà viaggiare con soli 30 passeggeri.

Vista la crisi che stanno attraversando le imprese del settore, e le difficoltà che incontreranno nella fase di ripartenza, avete pensato a delle forme di ristoro?

Intanto ci sono le misure di tipo generalista già previste nel Decreto Cura Italia e nel Decreto Liquidità. Ma è del tutto evidente che – pur non potendo anticipare nulla – per tutti questi settori stiamo cercando di intervenire nel decreto di aprile.

Sono in corso interlocuzioni con l’Europa e con i ministeri omologhi degli altri paesi per affrontare la ripartenza del settore?

Sicuramente. Per il trasporto aereo c’è stata una riunione ed è stato adottato una sorta di protocollo che il Ministro De Micheli ha stabilito insieme ad alcuni degli altri grandi Paesi europei, essendo sicuramente il trasporto aereo uno dei principali problemi comune a tutti gli Stati. Certamente anche per gli altri settori sarà necessario fare una riflessione condivisa.

Tra le indiscrezioni sulla prossima fase, si parla del mantenimento del divieto di spostamento tra Regioni. Come si concilia con la ripartenza del settore?

Personalmente non so quanto si possa mantenere ancora tale divieto, forse solo in una primissima fase. Non si può mantenere l’Italia divisa, anche quanto detto prima sui treni e sull’alta velocità ovviamente va di pari passo con la possibilità di spostarsi fra le Regioni italiane.

I trasporti sono un volano per il turismo e quindi per l’economia del Paese. Sarà quindi possibile spostarsi quest’estate?

Il Premier Conte ha suggerito di viaggiare in Italia. Io condivido questa raccomandazione del Presidente. Ha sicuramente ipotizzato strumenti che consentano alle persone di viaggiare in Italia, anche usufruendo, magari, di qualche contributo pubblico ed in questo modo potrebbe ottenere due grandi risultati: da un lato consentire alle persone una meritata vacanza e dall’altra far riprendere il settore del turismo, degli alberghi dei ristoranti, e anche dei trasporti.

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