bonus mobilità

Un po’ spot elettorale un po’ policy innovativa. Quello che è certo è che il Dl Rilancio ha un’anima complessa che gli permette di andare a fondo e toccare le più importanti aree produttive del nostro paese. Soprattutto quelle più colpite dallo stop totale di attività e circolazione di persone. Per un occhio attento, infatti, oltre a rappresentare una sorta di boost per i settori più colpiti dal tanto chiacchierato distanziamento sociale, il Dl è un volano di provvedimenti coraggiosi, di quelli che si attendono da tempo e che non hanno mai trovato il giusto posto nell’agenda istituzionale.

È il caso della mobilità sostenibile, un tema che da sempre anima i dibattiti pubblici e “gonfia” i programmi elettorali a tutti i livelli. È necessaria una premessa: prima di essere rilanciata, la mobilità andrebbe definita e fatta partire in maniera strutturale su tutto il territorio nazionale, ma i passi avanti fanno sempre e solo piacere. È per questo che il Dl – che su questi temi andrebbe ribattezzato come Decreto Lancio – è un buon primo passo, una leva importante per far maturare la consapevolezza dei limiti dell’attuale modello di mobilità italiano. Un paradigma superato, che non può reggere al tempo dei guanti e delle mascherine, delle divisioni di plexiglass e delle regole del distanziamento sociale.

Che contributo porta il decreto a questo cambio di paradigma?

Per esempio, con l’articolo 229 si va a potenziare il “Programma sperimentale buono mobilità” incrementandolo con un Fondo di 50 milioni che ha l’obiettivo – senza la presunzione di poterlo raggiungere nel breve periodo – di ridurre le emissioni inquinanti, climalteranti e acustiche, di abbattere i volumi di traffico privati e di sciogliere i nodi della congestione veicolare e dell’occupazione dello spazio pubblico. Sembra un passo del più semplice dei programmi elettorali post Greta Thunberg. In realtà parliamo di una disposizione che, se guardata senza ideologie, nasconde un’anima concreta. Il perché sta dietro l’impatto che ha sulla platea per cui è stato pensato. A tutti i maggiorenni residenti nei capoluoghi di regione, nelle città metropolitane, nei capoluoghi di provincia e nei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, infatti, è riconosciuto un “buono mobilità”,pari al 60 per cento della spesa sostenuta (non superiore a 500 euro) fino al 31 dicembre 2020. Vale per le biciclette, anche per quelle con pedalata assistita, segway (!), hoverboard (!!), monopattini e monowheel (!!!). Il Dl, tra l’altro, non pensa solo allo strumento, ma prova a costruire un contesto favorevole anche per gli investimenti della PA, sostenendo economicamente la creazione e il miglioramento delle piste ciclabili. Viene solo da chiedersi: c’era bisogno del Covid-19 per un impeto simile? Ecco il link del Ministero dell’Ambiente per approfondire: https://www.minambiente.it/bonus-mobilita

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