Una forte iniezione di liquidità a supporto degli enti locali e territoriali per permettere alle “braccia” dello Stato di continuare ad esercitare le funzioni amministrative e le loro competenze in ambito sanità, istruzione e sicurezza. Questo l’obiettivo delle misure a favore di Comuni, Province e Città metropolitane contenute all’interno del Decreto Rilancio. Nello specifico, viene previsto un Fondo da 3,5 miliardi per garantire le risorse necessarie all’esercizio delle funzioni fondamentali di questi enti, con anticipo di un 30%, in attesa dei criteri di distribuzione sta stabilire entro il 10 luglio. L’intento è colmare la perdita di entrate degli enti locali a causa della pandemia e compensare il gettito mancante dei prossimi mesi (tassa sul suolo pubblico, tassa di soggiorno, etc.)

Tra le altre misure c’è poi il reintegro del Fondo di Solidarietà Comunale di 400 milioni, a copertura delle spese sostenute per l’emergenza alimentare, e viene anticipato il Fondo sperimentale per il riequilibrio di Province e Città metropolitane.

A regioni e province autonome viene poi dedicato un Fondo da 1.500 miliardi di euro, da attribuire entro il 31 luglio 2020, e da destinare a sanità, assistenza e istruzione. Un tavolo tecnico istituito appositamente, supportato dalla SOSE, monitorerà le condizioni degli enti.

In aggiunta, vengono messi a disposizione 12 miliardi di euro per concedere anticipazioni a Regioni, Province Autonome ed Enti locali in stato di carenza di liquidità, per permettere il pagamento dei debiti. Il Fondo, diviso in due sezioni e gestito da Cassa Depositi e Prestiti, è suddiviso in due sezioni: la prima, dedicata al pagamento di debiti diversi da quelli finanziari e sanitari (8 miliardi); la seconda è rivolta a quelli degli enti del Servizio Sanitario Nazionale (4 miliardi). In quest’ultimo caso, il Ministero dell’Economia e delle Finanze potrà anticipare risorse a favore delle Regioni per il 99% o il 99.5% (nel caso di Regioni adempienti nel triennio). Questi enti dovranno trasferire la totalità dei finanziamenti ricevuti agli enti sanitari ed, in ogni caso, tutte queste misure potranno essere sottoposte al monitoraggio del Ministero, prevedendo eventuali recuperi di risorse.

Un’attenzione particolare viene rivolta ai comuni che sono stati più colpiti dall’emergenza sanitaria (nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza e i dichiarati zona rossa.), per i quali vengono stanziati 200 milioni di euro che dovranno essere dedicati ad interventi di sostegno economico e sociale. Infine, gli enti locali potranno rinegoziare mutui e prestiti tramite la sola delibera dell’esecutivo, anche nel corso dell’esercizio provvisorio. 

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