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La discussione sul Mes è effettivamente surreale. Si sono scontrate due intransigenze – usarlo o non usarlo – con toni e accenti di pura schermaglia politica. E anche la conclusione della disputa non depone bene. La maggioranza (finora inutilmente divisa) si è ricompattata (pare) sull’unica conclusione ovvia: utilizzeremo il Mes se cadranno davvero le condizionalità. Ad oggi condizione non ancora scontata.

L’opposizione, che è a sua volta divisa e incartata sul Mes (anche in versione light, rivolto solo ai prestiti per progetti sanitari) è bloccata alle pregiudiziali sull’istituto in sé. E chiusa a ogni ipotesi di modifica del Fondo Salva-Stati. Per cui l’Italia finirebbe per trovarsi in un vicolo cieco, potendo affrontare l’emergenza solo con titoli pubblici nazionali (Bot emessi dal nostro Tesoro), con evidenti conseguenze sulla stabilità dei nostri conti e il servizio del nostro debito pubblico. E rinunciando a strumenti, fondi e titoli comuni europei per fronteggiare la crisi. Una posizione, come si comprende, davvero difficilmente sostenibile.

L’interesse nazionale sarebbe lavorare “tutti” a un nuovo Mes, totalmente diverso dal vecchio. Ripensato per una fase che ha una novità imprevista: la pandemia. Un nuovo Mes, con nuova dotazione, nuovi vincoli e nuove metodologie di rimborso. Magari occorre un po’ di tempo per formalizzarlo nei Trattati. Intanto però, il 23 aprile all’Eurogruppo, l’Italia potrebbe sostenere un meccanismo transitorio: unificare, in un nuovo Mes, tutte le risorse “comuni” a disposizione di prestiti con garanzia europea (i fondi attuali del Mes e i nuovi fondi innovativi cui l’Europa pensa, a partire dai 500 miliardi del Fondo comune per gli investimenti); togliere ogni forma di condizionalità che impatti sui debiti nazionali pre-Covid; allungare i tempi di restituzione; affidare al Mes la facoltà di emettere nuovi titoli di debito comune (eurobond).

Così la rissa usare/non usare il Mes sarebbe del tutto superata. E l’Italia si presenterebbe alla trattativa, finalmente, con una postura nazionale. In fondo, senza che nessuno debba rimangiarsi le proprie posizioni del passato.

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