emmanuel macron financial times

L’intervista sul Financial Times, di Victor Mallet e Rouala Khalaf

Emmanuel Macron crede che la pandemia da coronavirus sia un evento esistenziale per l’umanità che trasformerà il capitalismo internazionale. Tuttavia teme che i populisti possano sfruttare la crisi.

Macron su…

Cina
“Non siamo così ingenui da affermare che è stata molto più brava a gestire
tutto questo. Ci sono chiaramente cose accadute di cui non siamo a conoscenza”.

Il clima
“Il rischio climatico sembra davvero lontano perché coinvolge l’Africa e il
Pacifico. Quando però arriva da te, è ora di svegliarsi”.

Minacce per la democrazia
“Non possiamo accettarlo. Non puoi rinunciare al tuo DNA fondamentale
sulla base del fatto che è in corso una crisi sanitaria”.

Europa
“Siamo al momento della verità, che deciderà se l’Unione Europea è un progetto politico solo un progetto di mercato”. “Ci stiamo avventurando tutti in qualcosa di impensabile”, afferma Emmanuel Macron dalla sua scrivania all’Eliseo, a Parigi, dopo che un assistente ha pulito la superficie della stessa e i braccioli della sua poltrona con una salvietta disinfettante.
Finora, Macron ha sempre avuto un grande piano per il futuro. Dopo essere salito al potere vincendo a sorpresa le elezioni nel 2017, l’iperattivo presidente francese ha annunciato una bufera di ambiziose proposte per riformare l’UE che ha reso perplessi i suoi partner europei più cauti. Quando si è seduto al G7 lo scorso anno, ha cercato di far riconciliare USA e Iran e di mettere la pace fra Russia e Ucraina. Il suo governo ha legiferato furiosamente per modernizzare la Francia.
Tuttavia, la pandemia da coronavirus ha lasciato anche Macron in cerca di soluzioni ad una crisi sanitaria globale che ha ucciso circa 140.000 persone,
chiedendosi come salvare i francesi e le economie mondiali da una depressione paragonabile alla crisi del 1929. “Tutti sentiamo il bisogno profondo di inventarci qualcosa di nuovo, perché è tutto quel che possiamo fare”, asserisce. Lui ha ancora dei piani, ovviamente. Vuole che l’UE lanci un fondo di investimento di emergenza da centinaia di miliardi di euro attraverso cui i riluttanti membri del Nord sostengano Italia e Spagna, Paesi in cui sono morte migliaia di persone di Covid-19. Inoltre, vuole che le nazioni più ricche aiutino l’Africa con una moratoria immediata su ogni pagamento del debito, bilaterale e multilaterale.
Forse per la prima volta, però, un inusualmente esitante Macron non sembra sicuro del se o del quando le sue propose porteranno frutto. “Non so se siamo all’inizio o nel bel mezzo di questa crisi – nessuno lo sa”, afferma. “C’è molta incertezza e ciò dovrebbe renderci molto umili.”

Controlli rigidi
È un segno del “distanziamento sociale” e dell’interruzione degli spostamenti ai tempi di una pandemia senza precedenti il fatto che l’Eliseo, generalmente pieno di impegni, ora abbia lo staff ridotto al minimo sul posto e che il direttore del FT faccia l’intervista attraverso un collegamento video. L’affascinante e di norma dotato di tatto Macron – di cui una volta è stato detto “essere capace di sedurre una sedia” – è obbligato a salutare i suoi ospiti da lontano nel barocco salon doré, la stanza dorata che affaccia sui giardini del palazzo verso gli Champs-Elysées. Questa stanza prima era usata come ufficio del presidente dal Generale Charles de Gaulle. In due discorsi alla nazione un mese fa, Macron ha volontariamente adottato il tono del suo modello presidenziale, dichiarando guerra aperta al virus, imponendo quelli che sono fra i controlli più rigidi alla libertà di movimento delle persone in Europa al fine di rallentare la diffusione della malattia e dichiarando che il suo governo salverà posti di lavoro e aziende “a qualunque costo”. Dietro alla sua scrivania c’è incorniciato un esemplare di titolo di guerra anglo-francese della Prima Guerra Mondiale del 1915 da 500 dollari. Anche nelle ultime settimane la retorica bellicosa ha dato spazio ad una visione più riflessiva riguardo come gestire la pandemia, insieme ad ammissioni di errori logistici che hanno lasciato dottori, infermieri e lavoratori francesi dei settori essenziali disperatamente a corto di mascherine protettive e di tamponi per valutare la diffusione del virus.

Evento esistenziale
Diversamente dagli altri leader mondiali, da Donald Trump negli Stati Uniti a Xi Jinping in Cina, che stanno cercando di riportare il proprio Paese dove era prima della pandemia, il 42enne Macron afferma di vedere la crisi come un evento esistenziale per l’umanità, che cambierà la natura della globalizzazione e la struttura del capitalismo internazionale. In qualità di leader europeo liberale. In un mondo di insistenti nazionalisti, Macron dice di sperare che il trauma della pandemia unisca i Paesi in un intervento multilaterale che aiuti i più deboli a superare la crisi. Vuole servirsi di un cataclisma che ha spinto i governi a dare la priorità alla vita umana rispetto alla crescita economica come un’apertura per far fronte ai disastri ambientali e le disuguaglianze sociali che secondo lui stavano già minacciando la stabilità dell’ordine mondiale. Non nasconde, però, la preoccupazione che possa accadere il contrario, e che le chiusure dei confini, i dissesti economici e la perdita di fiducia nella democrazia rafforzino la mano di despoti e populisti che hanno cercato di sfruttare la crisi, dall’Ungheria al Brasile. “Penso si tratti di un profondo shock antropologico”, dichiara. “Abbiamo fermato metà pianeta per salvare vite, non ci sono precedenti simili nella nostra storia.” “Ciò però cambierà la natura della globalizzazione, con cui abbiamo convissuto per 40 anni… Avevamo l’impressione che non ci fossero altro tipo di confini. Si trattava di una circolazione e di un’accumulazione sempre più veloce,” afferma. “Erano stati raggiunti dei veri traguardi. Ci si era sbarazzati di regimi totalitari, c’era stata la caduta del Muro di Berlino 30 anni fa e con alti e bassi ciò portò centinaia di milioni di persone fuori dalla condizione di povertà. Eppure questo, soprattutto negli ultimi anni, ha accresciuto le disuguaglianze nei Paesi sviluppati. Era chiaro che questo tipo di globalizzazione stesse arrivando alla fine del suo ciclo, stava minando la democrazia.”
Macron si è adirato quando gli è stato chiesto se i vani tentativi di contenere la pandemia da Covid-19 non avessero mostrato le debolezze delle democrazie occidentali e messo in evidenza i vantaggi di governi autoritari come quello della Cina. “Non c’è paragone”, afferma, “fra Paesi in cui l‘informazione circola liberamente e i cittadini possono criticare i loro governi e quelli in cui la verità è stata soffocata”. “Alla luce di simili differenze, delle scelte fatte e di ciò che la Cina è oggi, cosa che rispetto, non bisogna essere tanto ingenui da affermare che è stata molto più brava a gestire tutto questo”, afferma. “Non sappiamo. Ci sono chiaramente cose accadute di cui non siamo a conoscenza”. Il presidente francese ribadisce che abbandonare le libertà per contrastare la malattia costituirà una minaccia per le democrazie occidentali. “Alcuni Paesi stanno optando per quella scelta in Europa”, asserisce facendo evidente allusione all’Ungheria e alla decisione di Viktor Orbán di governare per decreto. “Non possiamo accettarlo. Non puoi abbandonare il tuo DNA fondamentale sulla base del fatto che c’è una crisi sanitaria”. In particolare, Macron è preoccupato per l’UE e per l’euro. Tamburellando ripetutamente sulla scrivania con le dita per rimarcare la sua tesi, sostiene che sia l’unione che la moneta unica verranno minacciati se i membri più ricchi, come Germania e Paesi Bassi, non mostreranno maggiore solidarietà nei confronti delle nazioni dell’Europa meridionale colpite dalla pandemia. Tale solidarietà dovrebbe tradursi in forma di aiuti economici finanziati attraverso titoli di debito mutualizzati – anatema per i politici olandesi e tedeschi, che rifiutano l’idea che i loro contribuenti ripaghino i debiti a greci o italiani.
Macron avvisa che il mancato supporto ai membri UE colpiti più duramente dalla pandemia aiuterà i populisti a vincere in Italia, Spagna e forse anche in Francia e altrove. “È ovvio perché le persone diranno ‘Qual’è il grande percorso che tu [UE] proponi? Queste persone non ti proteggeranno in caso di crisi, né successivamente, non sono solidali con te,’” afferma Macron parafrasando argomentazioni populiste che i politici useranno in riferimento all’UE e ai Paesi europei del Nord. “Quando gli immigrati arrivano nel tuo Paese, ti dicono di tenerteli. Quando c’è una epidemia, ti dicono di occupartene. Oh, sono veramente carini. Sono in favore dell’Europa quando ciò significa esportare da te i beni che loro producono. Sono per l’Europa quando significa far arrivare manodopera e produrre componenti auto che non facciamo più in casa. Ma non sono per l’Europa quando ciò significa condividere gli oneri”.
Per Macron, i membri UE più ricchi hanno una responsabilità speciale nel modo in cui affrontano questa crisi. “Siamo al momento della verità, che deciderà se l’Unione Europea è un progetto politico o solo un progetto di mercato. Credo si tratti di un progetto politico…Abbiamo bisogno di movimenti finanziari e di solidarietà, se solo quell’Europa tenesse duro”, dichiara. Ad ogni modo, sostiene Macron, l’attuale crisi economica innescata dal Covid-19 è talmente seria che molti membri UE e dell’Eurozona stanno già effettivamente non tenendo conto delle ingiunzioni nei trattati europei contro gli aiuti di Stato per le aziende.
La capacità dei governi di aprire rubinetti fiscali e monetari per prevenire fallimenti di massa e salvare posti di lavoro sarà la cosa giusta per l’incerto futuro politico di Macron stesso in Francia. Con la previsione che l’economia nazionale si contrarrà dell’8% quest’anno e che milioni di lavoratori temporaneamente in cassa integrazione verranno ancora pagati grazie solamente ad uno schema ufficiale di “disoccupazione parziale” da 24 miliardi di euro, il governo si aspetta un deficit 2020 al 9% del PIL, il più alto dalla Seconda Guerra Mondiale.
Sebbene spesso onorato all’estero per il suo energico internazionalismo liberale, Macron è stato recentemente trattato dagli oppositori interni al suo Paese, dall’estrema sinistra all’estrema destra – compresi i gilets jaunes, manifestanti antiestablishment – come un presidente dei ricchi, un ex banchiere di investimento di Rothschild che vuole imporre il capitalismo del libero mercato ai suoi cittadini restii. In realtà, Macron ha già iniziato a rallentare la sua spinta riformista prima della pandemia a fronte di una dura opposizione da parte di una sinistra in rinascita e da tracce del movimento dei gilets jaunes.
Dopo due anni occupati a liberalizzare il mercato del lavoro, a ridurre il peso delle tasse su lavoratori e imprenditori e a cercare di semplificare il costoso sistema pensionistico del Paese, lo scorso anno Macron ha fatto marcia indietro riducendo le dimensioni del servizio civile e lo scorso mese sospendendo del tutto le riforme per tutta la durata della crisi del coronavirus. Ha cercato di abbracciare cause ambientaliste e di mitigare la sua immagine per corteggiare la sinistra e i Verdi in vista delle elezioni 2022, che spera saranno un secondo round di ballottaggio contro Marine Le Pen, leader del partito Rassemblement National di estrema destra.

Il Covid-19 potrebbe rappresentare un’opportunità per sostenere il suo tentativo di umanizzare il capitalismo. Secondo la sua visione, ciò include mettere fine ad un mondo “iper-finanziarizzato”, sforzi maggiori per salvare il pianeta dai segni del riscaldamento globale e rafforzare la “sovranità economica” francese ed europea, investendo in patria, in settori industriali come le batterie per veicoli elettrici e ora nell’attrezzatura medica e nei farmaci, in cui l’EU è diventata troppo dipendente dalla Cina.

Scelte brutali sul clima
C’è consapevolezza, afferma Macron, che se le persone potevano mettere in atto l’impensabile per le loro economie al fine di rallentare una pandemia, potevano fare lo stesso per arrestare il catastrofico cambiamento climatico. Le persone sono arrivate a capire “che nessuno esita a fare profonde e brutali scelte quando si tratta di salvare vite. Lo stesso vale per il rischio climatico”, dichiara. “Grandi pandemie dovute a sindromi da stress respiratorio come quella che stiamo attraversando ora prima sembravano molto lontane, perché si sono sempre fermate in Asia. Beh, il rischio climatico sembra molto lontano perchè coinvolge l’Africa e il Pacifico. Quando però arriva da te, è ora di svegliarsi.”
Macron ha paragonato la paura del soffocamento che si verifica con il Covid-19 agli effetti dell’inquinamento atmosferico. “Quando usciremo da questa crisi le persone non accetteranno più di respirare aria sporca,” asserisce. “Le persone diranno…’Non sono d’accordo con le scelte delle società in cui respirerò una simile aria, dove il mio bambino avrà bronchiti per questo. E ricordatevi che avete fermato tutto per questa cosa del Covid e ora mi volete far respirare aria cattiva!” Come alcuni suoi predecessori – e diversamente da alcune sue controparti nelle altre democrazie occidentali – Macron è apertamente intellettuale, sempre pieno di idee e progetti che alcune volte stridono rispetto alle controparti europee più sobrie.
Fra i libri impilati a caso – o forse ad arte – dietro alla sua scrivania ci sono
opere del defunto presidente socialista François Mitterand e di Papa Francesco, le lettere che si sono scambiati Flaubert e Turgenev e qualche copia dell’autobiografia di Macron, Revolution: Reconciling France, preparata per la campagna elettorale del 2017. Eppure quando gli viene chiesto cosa ha imparato circa la leadership, Macron ammette candidamente che è troppo presto per dire dove condurrà questa crisi globale. Macron sostiene di avere profonde convinzioni circa il suo Paese, l’Europa e il mondo, circa la libertà e la democrazia, ma alla fine le qualità necessarie davanti all’implacabile evoluzione degli eventi sono umiltà e determinazione. “Non ho mai immaginato niente perchè ho sempre messo me stesso nelle mani del destino,” afferma. “Devi essere a disposizione del tuo destino…ecco dove trovo me stesso, pronto a combattere e a promuovere ciò in cui credo rimanendo comunque aperto a tentare e a capire ciò che sembrava prima inimmaginabile.”

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