versalis

In Italia una fabbrica chiude – “perché inquina” – anche quando è spenta e dai suoi camini non esce niente. Ha dell’incredibile la decisione del sindaco di Brindisi che ha disposto la sospensione di Versalis, l’impianto di cracking di Eni che produce etile e propilene, fermo da tempo per manutenzione. Si dà il caso, però, che un sindaco possa chiudere un impianto solo sulla base di un evento accertato, oltre a dover dimostrare un presente ed evidente pericolo in atto di grave inquinamento. Non ha dunque il potere di disporre, a piacimento, delle fabbriche e della politica industriale del Paese.

L’impianto Versalis è in stato di fermo e nessun “accertamento istruttorio” ha verificato anomalie in atto che giustificassero la decisione. Ma pare che l’urgenza sia stata motivata con un’ordinanza che prende a pretesto le “emissioni odorifere” del sito e che Eni respinge come tecnicamente impossibili da “ricondurre al proprio stabilimento”. Concetto, inoltre, ribadito dai sindacati che contestano l’assenza di ogni documentazione che possa ricondurre le emissioni odorifere all’attività dello stabilimento Eni. Ad ogni modo, 450 lavoratori (un migliaio con l’indotto) andranno a casa per via di un’ordinanza cervellotica di un sindaco.

Si può procedere così?

Dopo l’Ilva, è ancora una volta la Puglia a segnalare l’avversità della politica locale ad accettare il principio che ambientalizzazione e industria debbano armonizzarsi, che aria pulita e processi industriali non possono entrare in competizione. Pena disoccupazione e decrescita. Che poi, specie nel Mezzogiorno, si traducono in derive assistenziali e soprattutto peggioramento sostanziale dell’ambiente. Arbitrarietà, ideologismo, assenza di motivazioni documentate e imposture, nel caso del petrolchimico di Brindisi, valgono perfino il doppio. Il polietilene prodotto a Brindisi mantiene utilizzi esclusivi nel campo dell’industria farmaceutica, alimentare (protezione di alimenti e detersivi), della sicurezza e dell’igiene, oltre che del trasporto di gas, acqua, cavi elettrici e telefonici. Insomma: un asset nazionale strategico per il dopo-Covid. E tra le altre cose, Eni a Brindisi è un esempio di apertura al dialogo con il territorio e di investimenti per l’ambientalizzazione dei suoi processi industriali, con decine di milioni destinate alla tecnologia degli impianti. Un esempio è la modernissima torcia smokeless che abbatte drasticamente le emissioni di fumo in atmosfera.

Se questo è il segnale di ciò che pensano alcuni politici italiani su cosa e come debba essere il Green new deal, prepariamoci ad un futuro di sussidi e disoccupazione. E di ambiente…malsano. 

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