petrolio negativo

Eric Holthaus, un popolare attivista ambientalista autodefinitosi “eco-socialista”, sostiene che gli effetti positivi sull’ambiente di queste settimane non sono altro che un assaggio del mondo che abiteremo dopo il Green New Deal. Verrebbe da dire, in risposta, che se questo è quello che ci attende dal 2050 in poi, forse, sarebbe il caso di parlarne in maniera più approfondita.

In molti hanno già analizzato la strategia del Green New Deal, il pacchetto di riforme approvato pochi mesi fa dalla Commissione Europea, che punta alla decarbonizzazione dell’Europa entro il 2050 e alcuni, vedendo le immagini del cielo pulito e delle acque limpide nei porti che possiamo vedere in questi mesi di quarantena, hanno marcato con ritrovata vitalità l’importanza della realizzazione di questa transizione energetica. L’enfasi è cresciuta particolarmente, nei giorni scorsi, quando si è verificato il crollo dei prezzi del petrolio. 

Christopher Kaminker, capo del Sustainable Investment Research & Strategy di Lombard Odier, definisce questo evento un assist per la transizione a emissione zero. Secondo Kaminker, con il calo della domanda, alla base del calo dei prezzi, i governi saranno meno restii a rinunciare all’oro nero. La stessa linea di pensiero è condivisa da Alexandra Ocasio-Cortez, membro della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, che con un tweet (poi rimosso) celebrava il crollo del prezzo del petrolio scrivendo: “You absolutely love to see it”, descrivendo poi come questo sia il momento propizio per investimenti di massa nel settore Green.  

Intanto va chiarito che il calo dei prezzi del petrolio è soltanto momentaneo, e non del tutto spiegabile con le leggi di domanda e offerta. Procedendo con ordine: soltanto nelle ultime ore il prezzo del petrolio ha visto una leggera risalita, recuperando le perdite di qualche giorno fa, quando il West Texas Intermediate (WTI), un tipo di petrolio prodotto in Texas da cui si ottiene un’alta percentuale di gasolio leggero e benzine, registrava un crollo del 25%. Anche il Brent, il risultato di una miscela derivata dall’unione di diversi tipi di petrolio estratti nel mare del Nord, registra una risalita dopo esser sceso sotto i 20 dollari, registrando quindi un calo del 6%. Apparentemente, la spiegazione è molto semplice: l’economia è ferma, così come la produzione, e di conseguenza la domanda nel settore Oil è calata, causando un drastico crollo dei prezzi.

La facile interpretazione però non rispecchia la complessità delle situazioni reali: “Il prezzo del petrolio, oggi, non è il fisiologico risultato dell’incontro tra domanda e offerta, ma di un algoritmo basato sui mercati futuri” spiega Salvatore Carollo, Trader e analista di mercato di lungo corso nel settore Oil and Gas. “L’algoritmo, che attualmente stabilisce il prezzo del petrolio, nei giorni scorsi è letteralmente impazzito. Ciò è stato causato dal fatto che i piccoli investitori, con la prospettiva di poter guadagnare sul possibile rialzo del petrolio greggio nei mesi successivi, hanno scommesso sui Cfd (Contratti per differenza). Questi Cfd hanno toccato valori incredibili, mai visti fino ad oggi, superando addirittura il valore del contratto future. È quindi normale che il risultato finale fosse un prezzo in negativo. Se fosse soltanto la contrazione di domanda la risposta, il prezzo avrebbe dovuto mostrare crolli corrispondenti ad essa, ma nel momento in cui il prezzo arriva ad essere negativo (la scorsa settimana, il Wti registrava un crollo fino a -40) siamo di fronte ad un controsenso, e la contrazione di domanda non è più una risposta sufficiente.” Al quesito riguardante lo scenario futuro possibile, Carollo risponde: “il petrolio tornerà a salire di prezzo nel momento in cui l’economia ripartirà, questo è ovvio. Ciò a cui rischiamo di assistere è paradossalmente un enorme rialzo dei prezzi, risultato di una speculazione finanziaria. La domanda ripartirà, ma i pozzi che oggi sono chiusi a causa dello stop non ripartiranno immediatamente. Ciò significa che potremo avere una percentuale di domanda non coperta dall’offerta, e le gare per accaparrarsi il petrolio saranno, di conseguenza, spietate.”

Anche quando gli si chiede di parafrasare il legame (positivo per la transizione) tra Green New Deal e crollo dei prezzi del petrolio, Carollo chiarisce: “non ci sono gli estremi per sostenere una tesi simile: l’unico momento, infatti, in cui si è investito fortemente in energie alternative, a scapito del fossile, è stato dopo il 1973 con lo shock petrolifero, quando il prezzo è passato da 1 dollaro a 13 dollari al barile. L’innalzamento del prezzo produsse un significativo cambiamento del pattern energetico. Si investì nel nucleare in modo significativo, anche in Italia. Erano primi tentativi, certamente, ma quel processo ha avuto inizio non a seguito di un calo dei prezzi del petrolio, ma di un folle innalzamento. Con le attuali tecnologie e le condizioni economiche di oggi uno stop della produzione di petrolio significa soltanto una scarsità di offerta, e a subirne le conseguenze, come al solito, saranno coloro che non sono in grado di pagare.”

“Il petrolio non arriverà a prezzi così alti da rendere qualsiasi alternativa economicamente interessante” sostiene Stefano Bevacqua, esperto giornalista nel settore energetico. “Si stabilizzerà ad un certo prezzo, ed a fare cassa saranno soprattutto la Russia e l’Arabia Saudita.” Per quanto riguarda il futuro del Green New Deal, anche Bevacqua, sulla linea di Carollo, sostiene: “non è assolutamente credibile sostenere che il calo del prezzo del petrolio sia un assist alla transizione. Semmai, può essere vero il contrario. La riduzione del prezzo del petrolio trascinerà al ribasso anche il gas naturale rendendo quindi assai meno competitive le fonti rinnovabili, ammesso e non concesso che attualmente lo siano.”

Al netto di queste considerazioni, Massimo Nicolazzi, autore del libro “Elogio del Petrolio: energia e disuguaglianza dal mammut all’auto elettrica”, una disamina della storia dell’energia, sembra cogliere il punto: malgrado le contrazioni di mercato – e nonostante la buona fede alla base della nuova dialettica climatica, che trova la sua principale traduzione nel Green New Deal – il petrolio è ancora essenziale: non ce ne libereremo facilmente

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