il giorno dopo

La crisi ci sarà, a noi la rinascita. Inutile prendersi in giro, l’Italia in questo momento è la nazione più colpita dall’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus. I timori che i provvedimenti, criticati ma necessari, possano portare ad una vera e propria emergenza economica sono molto fondati ed è per questo motivo che tutto il mondo ci osserva per capire quali saranno gli effetti sull’economia reale dell’epidemia di Covid-19.

Da parte delle istituzioni europee vi sono segnali contrastanti, dopo l’inefficace gestione delle oscillazioni dei mercati finanziari la Von Der Leyen pochi giorni fa ha annunciato la sospensione del Patto di Stabilità, che in parole povere significa sospendere l’insieme di regole che governano le politiche di bilancio degli Stati membri, risalenti al 1997 , ampliate nel corso degli anni. I paletti risalenti al trattato di Maastricht fissano un limite di deficit/Pil al 3% e un debito sotto il 60% della ricchezza nazionale.

Nel nostro caso, parliamo di un paese vittima di un debito molto alto. Il semaforo verde a spendere quindi, rappresentato dalla deroga al Patto di Stabilità,  è sicuramente necessario, ma non del tutto sufficiente.

Non facciamoci illusioni: dal punto di vista economico, la crisi sarà sensibilmente più dura di quella del 2009. Come in una tempesta perfetta, essa ha già colpito contemporaneamente l’offerta e la domanda mondiali di beni e servizi. Le misure di contenimento del virus adottate in Cina hanno interrotto la catena delle forniture che la globalizzazione ha distribuito nel mondo. Allo stesso tempo, il blocco dei voli, la chiusura degli esercizi commerciali, il confinamento delle persone nelle case e le altre misure adottate per contrastare la diffusione del virus hanno comportato un crollo della domanda. Nella maggior parte dei casi si tratta di una perdita secca, che quindi non verrà mai recuperata.

La crisi epidemiologica è stata a sua volta l’innesco dello scoppio della bolla finanziaria cresciuta nell’ultima decennio. Quelle che all’inizio erano manovre speculative al ribasso si sono trasformate, man mano che l’allarme sociale cresceva, in una valanga di vendite. Valutazioni di mercato che fino a poche settimane fa sembravano congrue si sono rapidamente dimezzate. E come si scopre sempre in queste occasioni, la liquidità disponibile è presto risultata sottodimensionata rispetto a quella richiesta dalla liquidazione degli asset.

Si spiega così perché le banche centrali, in particolare la FED, si siano precipitate a fornire al mercato liquidità in abbondanza e a costo zero, addirittura sostituendosi agli operatori di mercato come controparte delle cruciali operazioni di rifinanziamento a breve termine (i cosiddetti “repo”).

Ma se l’azione della banche centrali può essere d’aiuto a mantenere in piedi il funzionamento dei mercati, essa risulta assai meno efficace a fronteggiare la grave crisi economica che appare all’orizzonte. Abbassare i tassi di interesse non fa regredire il virus, né fa ripartire gli aerei o riaprire i ristoranti.

Come è ormai chiaro a tutti, per far fronte allo shock economico in corso è necessario invece ricorrere a una politica fiscale estremamente espansiva, che comunque non sarà a costo zero. La manovra di 25 miliardi del governo italiano, la prima di quella che dovrà essere una lunga serie, dovrà essere finanziata dai mercati, che già stanno speculando sul nostro gravoso debito pubblico.

Gordon Lichfield, direttore del magazine Mit, sostiene: “Per fermare il coronavirus dovremo cambiare radicalmente quasi tutto quello che facciamo: come lavoriamo, facciamo esercizio fisico, socializziamo, facciamo shopping, gestiamo la nostra salute, educhiamo i nostri figli, ci prendiamo cura dei nostri familiari”.

Per rendere chiaro il concetto, Linfield parla di una “economia rinchiusa”, “del confinamento”, vale a dire legata a tutto ciò che è on demand, ordinabile da casa, chiesto e usufruibile online. Già in ascesa prima del coronavirus, questa shut-in economy sarà enormemente avvantaggiata dall’inevitabile cambiamento dei nostri modi di abitare le città, dall’onda lunghissima del panico post-corona, ed è destinata a restare.

Ma sarà davvero così tetro il mondo che ci aspetta? È presto per dirlo. Tuttavia, proprio perché le tentazioni sovraniste si rafforzeranno, spinte da una crisi economica profonda e unite a un basso livello di fiducia nella democrazia parlamentare, la sfida futura sarà definire regole e sistemi di controllo che bilancino protezione delle vite umane e rispetto per la loro dignità. Questa è la sfida che dovremo affrontare tutti noi, nel frattempo che proviamo ad adattarci al mondo nuovo.

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