Il Presidente dell’Associazione delle Dimore Storiche Italiane, Giacomo di Thiene, sottolinea, in questa lettera per ilgiornodopo.com, la centralità della cultura e del turismo per ripartire dopo l’emergenza Coronavirus.

Cultura e turismo. Le principali leve per il “giorno dopo” del nostro Paese rispetto all’emergenza che stiamo vivendo credo davvero debbano essere queste. Non sono state sufficientemente considerate nel nostro passato, ma ciò non toglie che gran parte della nostra ripresa dovrà passare dalla valorizzazione dell’unicità, dell’identità culturale e storica italiana. 

Su questa, senza dubbi, come ho avuto modo di scrivere anche in una lettera al Corriere della Sera, nel dibattito aperto da Pierluigi Battista per la costituzione di un Fondo nazionale per la cultura, non abbiamo competitor: il progetto di una società unita nella consapevolezza della centralità della cultura va, oggi più che mai, proseguito e compiuto.

Come Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI) siamo, e saremo sempre, in prima fila per la tutela del nostro immenso patrimonio, al fianco delle istituzioni e delle comunità, soprattutto nel tempo del “dopo” Covid -19, che pone ciascuno di noi davanti alle proprie responsabilità, senza poter più girare la testa.

In queste settimane, mentre ognuno di noi sta restando a casa, stiamo già pensando a come poter collaborare alla ricostruzione. 

Le dimore storiche private – che in Italia con ville, palazzi, casali, masserie, castelli, ma anche parchi, giardini e tenute agricole aperti al pubblico, rappresentano circa il 17% del patrimonio immobiliare storico-artistico soggetto a vincolo e costituiscono probabilmente il più importante museo diffuso del nostro Paese – sono un baluardo al freno della perdita dell’identità di un luogo, costituiscono un polo di attrazione e un volano per l’economia dei territori, in particolare al di fuori dei grandi centri abitati. Quei territori che non solo stanno soffrendo oggi, a volte lasciati a lato del cono di luce mediatico, per l’emergenza sanitaria, ma che rischiano davvero di non farcela domani sul piano socio-economico.

Ecco, quindi, alcune nostre proposte: semplificare il quadro normativo – senza far venir meno il fondamentale ruolo delle Soprintendenze, anzi – per aumentare le possibilità di recuperare e riutilizzare i beni immobili storici e pensare a degli incentivi fiscali per le attività di restauro, manutenzione straordinaria e loro ristrutturazione oltre che gestione. 

Insieme, poi, potremmo migliorare la promozione di questi luoghi unici, per garantire un turismo diffuso su tutto il territorio. Si deve ripartire dalla comprensione del concetto di luogo e della sua conoscenza. 

Il “dopo” sarà il ritorno, probabilmente, a una “nuova normalità”: non perdiamo l’occasione per mettere al centro di questa ripartenza i veri tesori dell’Italia, le nostre dimore, i nostri parchi, le nostre ville patrimonio di tutti, scrigni che dobbiamo aprire e fare conoscere a tutti, partendo dai nostri concittadini. Perché, davvero, la cultura è, e sarà, vita.

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