turismo coronavirus

Lo sappiamo: il settore turistico è uno di quelli che ha più sofferto la pandemia da Covid-19. Il lockdown generalizzato in tutti i Paesi del mondo ha azzerato qualsiasi tipo di flusso turistico impattando negativamente su uno dei mercati più importanti per il nostro Paese. Il turismo, infatti, rappresenta tra il 13% e il 15% del PIL italiano e, secondo le stime elaborate dal Cerved Group, le perdite causate dalla pandemia potrebbero essere pari a 641 miliardi, se si ipotizza il protrarsi dell’emergenza fino a dicembre 2020.

Di fronte a questi scenari incerti, il Governo ha inserito misure a sostegno del turismo anche nel Dl Rilancio. A differenza dei precedenti provvedimenti, però, per la prima volta ci troviamo di fronte a supporti che provano a guardare oltre l’emergenza e a stimolare la domanda interna, in vista dell’ormai prossima stagione estiva e della riapertura della mobilità tra Regioni.

Tra le misure più note e dibattute presenti nel provvedimento c’è la tax credit vacanze, un credito d’imposta in favore dei nuclei familiari con ISEE in corso di validità non superiore a 40 mila euro per il pagamento di servizi offerti, in ambito nazionale, da imprese turistico-ricettive, agriturismi e bed&breakfast. La tax credit – fruibile tra luglio e dicembre 2020 – non è però utilizzabile dovunque: tra i grandi assenti, ci sono gli immobili vincolati di interesse storico che offrono servizi di locazione turistica e le case vacanze messe a disposizione in maniera non professionale da chi prova a rientrare nelle spese di manutenzione e dalle tasse della seconda casa. Il credito d’imposta è di 500 euro per nucleo familiare, 300 euro per le famiglie composte da due persone e 150 euro per i nuclei composti da una sola persona, da utilizzare dietro condizioni: le spese dovranno essere sostenute in un’unica soluzione in relazione ai servizi resi da una singola impresa turistico-ricettiva, da documentare con fattura elettronica o da documento commerciale completo di codice fiscale del soggetto beneficiario; il pagamento del servizio dovrà essere corrisposto senza l’ausilio, l’intervento o l’intermediazione di soggetti che gestiscono piattaforme o portali telematici diversi da agenzie di viaggio e tour operator (in sostanza si escludono le varie Booking e Trivago).

Il Decreto prevede poi l’istituzione di una serie di fondi: dal Fondo per la sottoscrizione di quote, o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio, ai Fondi di investimento per l’acquisto, la ristrutturazione e la valorizzazione di immobili destinati ad attività turistico-ricettive, passando per quello per il ristoro parziale dei Comuni, fino al fondo da 25 milioni per il 2020 per sostenere le agenzie di viaggio e i tour operator.

Per il solo settore turistico si prevede inoltre l’esenzione dell’IMU per il 2020: in particolare, non è dovuta la prima rata dell’imposta relativa agli immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché agli immobili degli stabilimenti termali (rientranti nella categoria catastale D/2), oltre ad agriturismi, villaggi turistici, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, colonie marine e montane. E ancora: affittacamere per brevi soggiorni, case e appartamenti per vacanze, bed&breakfast, residence e campeggi. Sembrerebbe una lista esaustiva, ma ad elencare si perde sempre qualcosa. Anche in questo caso, sono esclusi i monumenti e gli immobili di interesse storico sottoposti a vincolo, presso i quali vengono svolte attività turistico-recettive al pari di quelle di un agriturismo o di una casa per vacanze.

Un’attenzione del Governo, infine, va alle imprese di pubblico esercizio, esonerate (fino al 31 ottobre) del pagamento della tassa per l’occupazione degli spazi e delle aree pubbliche e che fino a quella data possono prevedere sul suolo pubblico – senza necessità di autorizzazione – l’installazione di strutture temporanee e amovibili (es. pedane, tavolini, sedute, ombrelloni ecc.).

Il Decreto Rilancio prevede dunque misure per sostenere il turismo domestico che è comunque soltanto una parte del mercato turistico italiano. Nel provvedimento governativo manca, infatti, uno sguardo ai flussi turistici internazionali che – secondo le ultime stime – a partire dal 15 giugno potrebbero tornare a varcare i confini dell’Unione europea. Su questo aspetto sembra che le riflessioni del Governo e le conseguenti decisioni siano in alto mare. Ad eccezione del Ministero degli Affari Esteri, appare, infatti, ancora lontana da parte del MIBACT una messa a fuoco di soluzioni per tornare ad attrarre flussi internazionali la cui spesa – prima dell’emergenza Covid-19 – era superiore a quella degli italiani (21,4% degli stranieri contro il 16% dei nostri connazionali).

Forse però è giunto il momento di pensare in maniera più strutturata anche ai russi, ai cinesi, agli americani che apprezzano e spendono nel nostro Made in Italy. Come? Partendo, ad esempio, dalla riduzione della soglia di spesa minima per accedere alla tax free shopping, lo sgravio o il rimborso dell’IVA per gli acquisti effettuati dai non residenti in Europa. Da questo punto di vista, il nostro Paese – insieme alla Francia – è rimasto l’unico in Europa ad avere una soglia molto alta per accedere alla tax free (in Italia la soglia è pari a 154,95 euro). E questo comporta che Paesi come la Spagna, la Grecia, la Germania – che hanno abbassato se non addirittura azzeratola soglia – avranno maggiore forza attrattiva dei flussi turistici internazionali, per i quali lo shopping è un elemento essenziale del viaggio. Un abbassamento della soglia della tax free in Italia – oltre a ridare forza e a rendere nuovamente competitivo il nostro Paese – avrebbe effetti positivi su più fronti, in primis sul commercio e sui piccoli commercianti, soprattutto per quelli situati nei piccoli borghi storici o nelle periferie, ad oggi non abbastanza “appealing” per i turisti internazionali, e che difficilmente riusciranno a risanare le perdite dovute al Covid con i soli acquisti degli italiani.

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