cinema riapertura

L’abitudine del sabato sera – o del mercoledì sera, in alcune città d’Italia, come Roma – è il cinema: a vedere l’ultimo film uscito dalle produzioni italiane o quella storica pellicola che trasmettono solo nei cinema d’essai. L’emozione di tornare tra le poltrone delle sale d’Italia è tanta. Così come l’attesa di tornare a teatro e farci sognare danzanti con la Gisèle o Il Lago dei Cigni all’Opera. È il countdown della Fase 2 – che inizia oggi – di tutto il comparto cinema, teatro, spettacolo, uno dei primi settori ad essere colpito dall’emergenza Covid-19 e a chiudere le porte ancora prima del lockdown.

«Siamo molto preoccupati, anche per il fatto che il nostro lavoro cerca di mettere insieme le persone» non a caso lo sottolinea Massimo Arcangeli, segretario generale Agis-Anec Lazio, l’Associazione Regionale Esercenti cinema e di tutto il comparto teatro e spettacolo. «Noi mettiamo dentro le sale cinematografiche e teatrali il pubblico e questo non sarà facile ristabilirlo, anzi – spiega Arcangeli – anche se le norme consentiranno la riapertura dei cinema e dei teatri c’è la componente psicologica, giustamente, di ansia e di angoscia perpetrata in questi mesi». Insomma, un dopo Covid-19 che «non sarà facile, per tutti», aggiunge, ma che con una vena di ottimismo sottolinea che «di cose da fare ce ne sono, dobbiamo essere i primi noi a non farci prendere dallo sconforto».           

Con Arcangeli abbiamo approfondito come il settore cinema, teatro e spettacolo si stia muovendo in termini di priorità per riapertura e ripartenza in generale. Come si avvia la Fase 2 per il comparto?

«Sono ferme tutte le produzioni (film, teatrali), è tutto un blocco che ci troveremo ad affrontare senza quelle necessarie certezze che neanche il Governo è in condizione di dare. Stiamo facendo una serie di proposte anche a livello parlamentare per utilizzare i cinema e i teatri, al servizio della collettività, per alleggerire il carico del distanziamento che anche le scuole e le università potrebbero avere alla loro riapertura e che avranno comunque il problema dell’affollamento: vogliamo mettere in condizione le scuole di utilizzare una parte di sale cinematografiche o teatrali per fare lezione. In qualche modo rendere vivi luoghi che altrimenti si disperderebbero nel silenzio».

Reinventare cinema e teatri quindi, davvero una bella idea…

«Come studi televisivi o fare anche dei corsi di formazione per i tecnici del teatro di cui c’è grande necessità, perché si stanno perdendo questi mestieri, per formare tecnicisti, macchinisti, costumisti, tecnici audio e tecnici luci, in base alle esigenze, e utilizzare questo periodo per formare delle figure che, poi, troveranno sicuramente occupazione».

Per quanto riguarda il cinema nello specifico?

«Stiamo lavorando per utilizzare il periodo estivo per far capire che noi ci siamo e non siamo morti, nonostante qualcuno auspicherebbe il cinema in sala defunto e tutti i film sulle piattaforme in streaming. Venerdì uscirà il progetto Movement Village (da oggi già diffuso online; ndr), di cui sono coordinatore nazionale, che ha l’obiettivo (visto che tutti i cinema sono chiusi) di  realizzare una serie di arene e di drive-in in tutta Italia per riabituare il pubblico al grande schermo e anche per ristabilire gradualmente un minimo di normalità e socialità. In questo progetto parteciperanno tutte le associazioni del cinema (produttori, autori, distributori, esercenti, Nuovo IMAIE, SIAE) e abbiamo chiuso un accordo anche con i librai, perché non sarà un’arena che proietterà esclusivamente cinema, ma sarà un cinevillage: ci saranno attività collaterali che, insieme al cinema, renderanno vivi questi spazi all’interno del territorio. Tutto questo nell’attesa che ci dicano cosa si potrà fare, in che modo e in che termini (distanziamento, spazio tra una poltrona e l’altra etc.)».

Che bel progetto! Sarà quindi anche un modo per riprenderci tutti insieme e ritrovarci, con guanti e mascherine, ma comunque ritrovarci. Il confronto con le amministrazioni, invece, come procede? Penso nello specifico a misure per sostenere il comparto…

«Con la Regione Lazio abbiamo finalmente aperto un Fondo per la copertura degli affitti dei teatri, per coprire una parte di marzo, aprile, maggio e giugno, e adesso stiamo lavorando per quelli dei cinema. L’unica vera situazione drammatica è quella dell’amministrazione comunale: un comune (Roma Capitale; ndr) che non si interessa di quella che sarà la sorte della città più importante dal punto di vista dell’offerta culturale sul territorio, col maggior numero di cinema e di teatri».

Speriamo in uno spiraglio su tutti i fronti, insomma, per questa riapertura…

«Questi sono un po’ i temi di fondo che ci preoccupano, ma che allo stesso tempo ci incoraggiano a metterci in gioco. Dobbiamo essere anche da traino e far capire che ce la possiamo fare, da qualche parte bisogna ripartire e abbiamo scelto di ripartire dal basso, con energie sane e positive».

Sono d’accordo! Ci auguriamo che i cinema e i teatri possano ritornare a farci emozionare quanto prima, perché, come dice lei, sono «il fermento della comunità, dello stare insieme, del condividere». Insomma, speriamo di poter alzare presto di nuovo il sipario e tornare in scena! E, infine, Merde!: che sia di buon auspicio!

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