comunicazione coronavirus

Un po’ più strabici, tutti quanti. Forse avremmo dovuto esserlo già prima, da molti anni, per non soccombere in questa emergenza. Ma con il senno del poi è facile parlare o scrivere. Di certo dovremo esserlo da domani, un può strabici, se non vorremo essere di nuovo punto e a capo.

Dovremmo essere in grado di fare contemporaneamente più cose; o meglio, dovremmo saper pianificare adeguatamente per il domani (anche se non sappiamo di preciso cosa ci riserverà) mentre staremo gestendo l’oggi. Già ieri avrebbe dovuto essere così, e non lo è stato. Sulla carta – se vogliamo parlare di questa specifica emergenza – c’erano i famosi “piani pandemici”, regionali e nazionale. Sulla carta e neanche così aggiornati

Ecco, lo strabismo di domani dovrebbe, forse, portarci a dire che non deve più valere solo avere le carte, meglio se in ordine, per sentirci a posto con la coscienza. Questi “piani” – che dovrebbero esserci ovunque per tutti e per tutto – dai piani sanitari a quelli di continuità aziendale, dal piano di sicurezza informatica a quello dei disaster recovery fino al piano di emergenza per il rischio vulcanico del Vesuvio, per fare solo qualche esempio – dovrebbero prevedere tutti un aspetto a me carissimo (ma, forse, molto caro alla fine a tutti, dato che tutti ne stanno parlando), ovvero la parte legata alla gestione del rischio sotto l’aspetto della comunicazione.

Perché non capiterà domani, non capiterà tra una settimana, ma il “prevedibile” molto probabilmente, arriverà. D’altronde, se era prevedibile al punto da prepararci un piano per affrontare la gestione, non si può dire che è inaspettato. Un conto è indesiderato – come ogni alluvione, terremoto, attacco cyber, pandemia – un conto è imprevedibile. E nessuna di queste cose lo è.

E forse, per rendere questo strabismo più gestibile – perché, mentre pianifico e lo faccio perché non resti solo sulla carta, mi devo occupare anche della quotidianità – dovremmo tutti semplificare un po’ di più. Spesso, dietro procedure lunghe, giri complessi e rimandi continui si nascondono idee poco chiare. E abbiamo visto in queste settimane – e continuiamo a viverlo in questi giorni – come invece di idee chiare, magari all’inizio un po’ sfocate, ma tendenti alla nitidezza, ne avremmo bisogno come il pane. 

E se sapremo pianificare seriamente e semplicemente, allora i nodi, per una volta, dovrebbero venire al pettine per tempo, prima di essere nel pieno della tormenta. Piani definiti in modo che siano realmente applicabili porterebbero, per esempio, a porsi la domanda: ma se ora metto tutto sul digitale e conservo o appoggio tutti i dati per far funzionare, per esempio, la telemedicina su server non europei (per non dire o statunitensi o cinesi o russi) e se, per esempio, in caso di pesante attacco cyber questi server non fossero più raggiungibili o risultassero irreparabilmente danneggiati, come la mettiamo? Lo strabismo onesto consentirebbe di porsi domande simili. Ma poi ci dovrebbe sempre essere la reale volontà di trovare la soluzione.

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